30 Ottobre 2020

COMITATO PER L’UNITA’ SOCIALISTA, UN GAROFANO PER RICOMPORRE LA DIASPORA

di Gabriele Maestri |

Una delle aree politiche italiane più colpite dalla frammentazione, soprattutto dopo il ciclone di “Mani Pulite” e il suo strascico di effetti politico-sociali, è certamente quella socialista (non meno di quella democristiana). Nel corso degli anni si sono succeduti innumerevoli iniziative nel tentativo di rimediare alla diaspora, che via via aveva portato vari esponenti e militanti del Psi ad aderire ad altri partiti – non necessariamente di impronta socialista – e una parte consistente di elettori ed ex iscritti ad allontanarsi dalla vita politica (anche se alcuni di loro sono tornati sui loro passi, almeno per un certo tempo). Costituenti, liste, federazioni hanno cercato di ricostruire a più riprese una “casa socialista”, a volte di una sola parte (nel centrodestra o nel centrosinistra), altre volte con l’idea di coinvolgere il maggior numero possibile di persone, di varie sensibilità nell’ampia famiglia socialista.

Lo stesso Psi attuale, guidato da Vincenzo Maraio, di fatto si è posto e si pone come un soggetto politico che possa essere riconosciuto e votato da molti elettori ed elettrici che si ritrovano nella storia e nel divenire del socialismo italiano, a prescindere dall’area politica cui hanno fatto riferimento negli ultimi anni: anche la scelta di recuperare il garofano come emblema del partito è andata in questa direzione.  Non tutti, però, evidentemente hanno ancora accolto questa proposta: non si sono dunque esaurite le occasioni di dialogo e ricomposizione. Si spiega anche così la costituzione, il 29 aprile scorso, del Comitato per l’unità socialista, con l’idea di “reimmettere il socialismo, con i suoi ideali storici e con precise proposte politiche per muoversi nella crisi del presente, sui binari ricostruttivi di un percorso difficile, incerto, ma l’unico che possa essere praticato per riconsegnare alle future generazioni un Paese giusto, libero e solidale”. Un percorso che richiede un lavoro collegiale del maggior numero possibile di associazioni, organizzazioni e formazioni che si dichiarino socialiste o si ispirino al socialismo, e che intende porsi lo scopo di ricostruire una forza socialista unitaria. 

Il sito del comitato rivendica però un impegno “iniziato sin dalla fine del 2016”: l’antecedente diretto è la Rete di circoli e associazioni per il Socialismo nel XXI secolo in Italia, nota anche come Socialismo XXI e costituita il 10 febbraio 2019 (con presidente Aldo Potenza). L’idea, già allora, era di arrivare a costituire un nuovo partito chiaramente socialista, unico e unitario, per lasciare definitivamente alle spalle la diaspora; se quel progetto aveva preso piede soprattutto dal 2018 (dopo un primo “evento dell’orgoglio” a Livorno in quell’anno), ancora prima è iniziata l’opera di divulgazione in rete della storia italiana del socialismo grazie alla piattaforma www.socialismoitaliano1892.it. L’associazione aveva previsto di dotarsi di una testata (Sempre Avanti, che è proprio il sito in cui ora sono state pubblicate le prime notizie sul Comitato per l’unità socialista)esi era data in fretta un simbolo, con il garofano disegnato da Filippo Panseca stretto in un pugno, il tutto proposto on posizione obliqua (prima su fondo bianco, poi su fondo rosso); dalla metà di maggio dell’anno scorso l’immagine è stata rivista (a partire da una proposta di Vincenzo Lorè), con il pugno orizzontale stilizzato, preso direttamente dal vecchio emblema del Psoe spagnolo (e a sua volta rielaborazione dell’immagine del creativo francese Marc Bonnet le poing et la rose per i socialisti d’Oltralpe), il garofano preso stavolta dal simbolo disegnato nel 1979 da Ettore Vitale e il recupero della doppia corona rossa inventata nel 1983 da Panseca.

Al “tavolo di concertazione” del 18 giugno, in base al comunicato diffuso, era presente “una delegazione ai massimi vertici del Psi con il segretario compagno Enzo Maraio e con il vicesegretario Luigi Iorio i quali, nei loro interventi, hanno portato l’adesione del Partito al Comitato per l’unità Socialista assicurando il loro contributo e quello del Psi al processo avviato con la costituzione del tavolo di confronto”. Il fine ultimo del tavolo è e resta la confluenza delle varie realtà in “un unico soggetto politico socialista unitario”, alla fine di un congresso che dovrebbe tenersi a Genova – città in cui nacque ufficialmente nel 1892 con il nome di Partito dei lavoratori italiani – possibilmente entro la fine dell’anno (si era inizialmente pensato ad aprile, ma ovviamente la pandemia non lo avrebbe consentito).

L’idea ricalca il procedimento utilizzato in Francia con il congresso di Epinay del 1971 (e proprio da quel momento in poi la rose au poing è diventata un elemento costante della propaganda e della comunicazione del nuovo Parti Socialiste).  All’appuntamento di giovedì (che era dedicato soprattutto alla situazione in materia di salute e ai problemi emersi a seguito della pandemia) dovrebbero seguire altri incontri tematici o, se si preferisce, programmatici, sulla base dei quali costruire “una condivisa piattaforma politica di proposte che rimetta in evidenza in un quadro politico destrutturato una offerta politica dei socialisti italiani”. E, pur trattandosi di uno strumento per natura provvisorio, il Comitato stesso si è dato un simbolo: al centro, su sfondo rosso, c’è anche qui un garofano – con la corolla disegnata a pennellate di colore – che però stavolta spunta dietro a due mani che si stringono, recuperando così un altro degli emblemi storici della cooperazione e dello stesso mondo socialista.

Non è affatto detto ovviamente che questo alla fine sia il simbolo del soggetto politico che si vorrebbe veder nascere, così come non è scontato che questo possa realmente nascere: è comprensibile che il Psi possa essere interessato soprattutto a rafforzarsi “in proprio”, invitando le persone e i gruppi interessati a entrare a far parte di quel partito; è altrettanto chiaro che i promotori del comitato hanno ribadito la necessità di “superare i contrasti che fino ad ora hanno causato una dolorosa frammentazione della presenza socialista nel nostro Paese” e di arrivare al nuovo partito unitario attraverso “un confronto aperto, senza egemonie da parte di nessuno, sui grandi e gravi problemi che investono la società italiana”, il che difficilmente potrebbe tradursi nella pura e semplice adesione di alcuni gruppi al Psi.  

Per il campano Luigi Ferro, autore di un lungo post sul sito Sempre Avanti, “mai come in questo momento di profonda crisi economica e sociale il nostro Paese (ma anche l’Europa) ha la necessità di un nuovo socialismo”: ha citato l’economista Thomas Piketty (“diseguali di tutto il mondo unitevi”), i fallimenti del neoliberismo e la necessità avvertita di “cambiamenti epocali per costruire un futuro meno incerto e dalle grandi opportunità” proprio grazie al socialismo del XXI secolo, “che spazi in tutti i settori umani e che abbia come punto di riferimento i tanti e diversi gruppi sociali con il loro ‘fardello’ di idee e di bisogni”.

Per lui il lancio del Comitato per l’unità socialista “va ben oltre l’appello a tutti i socialisti di buona volontà, rappresentando un impulso verso la fase costituente, verso la rinascita socialista in Italia. Perché ora più di ieri c’è bisogno di socialismo. Di un socialismo partecipativo, democratico, inclusivo per riequilibrare una società e un mondo devastati dall’idea di mercato deregolamentato”. Si vedrà con l’andare dei mesi se il disegno riuscirà.