18 Gennaio 2021

LA SOCIETÀ, LA POLITICA, IL SOCIALISMO

Prima stesura

1) Noi siamo convinti che il socialismo è la grande novità politica del nostro tempo. A prospettarla come tale sono i segni sempre più manifesti del fallimento del neo-liberismo come modello e guida del processo di globalizzazione. È l’esplodere delle contraddizioni della “società di mercato” come modello di organizzazione concreta delle relazioni economiche e sociali. È il declino di un sistema valoriale che ha prospettato le diseguaglianze sociali ed economiche come il motore dello sviluppo. Di fronte a queste grandi linee di frattura il socialismo si propone non come reviviscenza di un corpo dottrinario da celebrare, bensì come metodo di analisi della realtà concreta e come moderno pensiero politico.

2) “L’idea destinata a farsi strada dagli anni ‘30 in poi, fu che i mercati non potessero pervenire da soli a una stabilizzazione, o almeno a una stabilizzazione ottimale in termini di benessere collettivo” A questa idea Keynes dette un contributo fondamentale e grazie all’apparato di pensiero che ne conseguì diventò dominante.

3) “L’egemonia culturale e di proposta che la socialdemocrazia ha avuto in Europa dopo la seconda guerra mondiale, e che incorporava quella visione, si è mantenuta anche quando hanno governato i conservatori.” Gli anni di massima affermazione “sono stati i decenni ‘50 e ‘60, allorché, grazie ad alcuni fattori supplementari connessi al regime monetario internazionale, le politiche redistributive e di regolazione del capitalismo si sono abbinate con un circolo virtuoso di domanda interna ed internazionale, che ha dato luogo al più grande sviluppo di tutta la storia economica occidentale.”

4) I problemi iniziano negli anni ‘70 a causa della spinta inflattiva dovuta alla crisi energetica e alla conseguente crisi delle condizioni prodotte nel sistema economico mondiale. Negli anni ‘70 le socialdemocrazie avevano realizzato gran parte dei programmi di welfare e ottenuto ottimi risultati sul versante della occupazione.

5) La crisi energetica e le conseguenze economiche che seguirono finirono col riversarsi sui conti pubblici e offrirono argomenti a quanti immaginavano che le conquiste socialdemocratiche fossero insostenibili.

6) Le socialdemocrazie furono investite di nuovi problemi ai quali non riuscirono a dare una risposta in termini adeguati alle nuove sfide, la conseguenza fu che ebbe terreno fertile la visione monetarista dell’economia e della società guidata nelle università dalle idee di Milton Freedman.

7) “L’errore della socialdemocrazia fu di non capire che a un formidabile apparato di pensiero si risponde” con una nuova capacità di elaborazione teorica di egual capacità nell’esercitare l’egemonia culturale.

8) Impegnata spesso nell’azione di Governo trascurò il compito di essere promotrice di nuove idee, di nuova cultura che non si limitasse alla retorica dei valori sociali sempre più lontani dalle reali risposte che furono capaci di assicurare.

Non seppe rinnovarsi alla luce delle nuove sfide condotte dalle idee neoliberiste che consideravano dovesse essere lo Stato sotto la sorveglianza del mercato, anziché il contrario. Il capitalismo così liberato dalla influenza della politica ha potuto affermare la propria egemonia consolidando la nuova ideologia del mercato.

9) Nacque così la nuova parola d’ordine “modernizzazione” che ebbe una spinta in Europa grazie alla svolta francese in senso liberista e filo-capitalista sotto la Presidenza di Francois Mitterand ad opera di Delors con la fine del programma comune con il PCF e il nuovo indirizzo politico che poneva in primo piano l’imprenditorialità privata, contro ogni “arcaica velleità di riformismo socialista”.

10) Iniziò la stagione delle privatizzazioni in particolare nel 1984 una riforma, in Francia, mise fine al sistema finanziario pubblico e l’ultima banca fu privatizzata nel 2001 da Laurent Fabius che solo 20 anni prima era stato fervente sostenitore della nazionalizzazione delle banche!!!

11) In conclusione per Delors la liberalizzazione dei capitali sarebbe stata indispensabile per giungere all’unione monetaria in Europa. Ovviamente questo indirizzo politico francese ebbe grandi conseguenze poiché il Paese che tradizionalmente era stato ostile alla libera circolazione dei capitali, avendo impostato una linea diametralmente opposta fece scuola in Europa. Infatti fu poi seguita in Gran Bretagna da Callagan.

12) La conseguenza sul piano politico fu che anche i più recalcitranti socialisti europei si convinsero (salvo alcune eccezioni che trovarono forti resistenze e nemici ben agguerriti) che lo Stato sociale interventista della “Vecchia Europa” costituiva “un modello irrimediabilmente esaurito e null’altro che il retaggio di una ideologia arcaica.” Sicché iniziarono le eliminazioni dei vincoli e una impetuosa accelerazione della globalizzazione dei mercati ritenendo che fossero indispensabili alla modernizzazione delle realtà economiche e sociali nazionali.

Poiché nessuna vera difesa delle sovranità nazionali o di aree più vaste, che intendano creare un comune destino economico sociale, è possibile in campo economico senza adeguati controlli pubblici, la tutela di quella sovranità fu considerata a sinistra come ostacolo principale alla modernizzazione.

13) Naturalmente gli effetti che si sono prodotti a causa della globalizzazione costruita sulla  prospettiva culturale neoliberista, priva persino di una attenta valutazione dei sistemi sociali che sarebbero entrati in competizione, hanno determinato conseguenze devastanti sui sistemi sociali più avanzati provocando una progressiva perdita di consenso verso le politiche socialdemocratiche che apparivano ed erano in netto contrasto con gli elementi distintivi delle politiche sociali tipiche del socialismo democratico.

In una parola la conseguenza è stata la perdita della alternatività del socialismo democratico rispetto alle politiche neoliberiste e ciò ha comportato il declino delle forze socialdemocratiche.

14) La crisi finanziaria del 2008 ha pienamente evidenziato la debolezza del pensiero neoliberista, dimostrando quanto fosse ingannevole l’idea del mercato capace di autoregolamentazione e sono ritornate prepotentemente in campo le azioni degli Stati per arginare, almeno in parte, le gravissime conseguenze in campo finanziario, creando ulteriore debito pubblico, gravi conseguenze sul mercato del lavoro, ma non è stata sufficiente per avviare un radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali.

Sono rimaste intatte tutte le cause della crisi e il pensiero dominante che l’ha provocata, anche se diversi intellettuali si sono impegnati ad indicare le responsabilità politico-culturali del neoliberismo.

15) L’attuale crisi pandemica del covid-19, giunta quanto ancora non sono state pienamente risolte le conseguenze della precedente crisi del 2008, ha posto in luce nuove è più devastanti conseguenze. Da un lato la fragilità di un sistema sanitario nazionale in parte compromesso a causa dei tagli ai finanziamenti e grazie alle privatizzazioni operate anche in questo campo, dall’altro a causa della recessione mondiale, che hanno inevitabilmente provocato le azioni di contenimento della diffusione del virus.

Si sono quindi sommate varie condizioni devastanti: crisi sanitaria, crisi economica e sociale a causa dell’aumento impetuoso della disoccupazione e dell’aumento della povertà.

16) Quale dovrebbe essere la risposta delle socialdemocrazie, e perciò di un nuovo e moderno soggetto socialista unitario a cui puntiamo?

Anche questa volta le forze economiche chiedono agli Stati l’intervento per sostenere le attività economiche e finanziarie. Stati che, dopo essere stati considerati di intralcio all’economia, dopo essere stati messi sotto accusa per le politiche sociali considerate insostenibili, ora dovrebbero su richiesta di quelle forze sostenitrici delle magnifiche qualità risolutive del mercato, ulteriormente indebitarsi senza pretendere di riappropriarsi di poteri regolatori sia del mercato finanziario sia dello sviluppo economico che siano rispettosi delle condizioni di vita dei cittadini e dell’ambiente.

17) L’attuale crisi apre, perciò, una occasione straordinaria di “cambio di passo” alle forze di ispirazione socialdemocratica. E’ il momento di ricostruire un ruolo più decisivo della Politica e della funzione dello Stato. Ciò comporta l’adozione di provvedimenti ed un nuovo intervento pubblico che non sia semplicemente composto da erogazioni finanziarie a fondo perduto, ma la ricostruzione, almeno in parte e dove possibile, di quelle partecipazioni statali che furono colpevolmente eliminate e che, come fu nella prima fase, siano protagoniste in settori strategici ed innovativi (anche per la latitanza dei “privati”) nonché nei primari servizi di interesse pubblico. La funzione pubblica può anche essere di sostegno per le imprese private nella misura in cui esse partecipino attivamente allo sviluppo di programmi funzionali alla crescita del sistema nazionale e della occupazione.

E’ il modo per riacquisire un minimo di influenza nella economia globalizzata evitando che si ripropongano gli errori del passato e favorendo il potenziamento sia delle aziende private sia del ruolo pubblico.

18) Ciò dovrebbe comportare un nuovo pensiero di ciò che un tempo fu la socialdemocrazia reinterpretandolo in una epoca profondamente diversa dal passato, in una società molto più complessa, dove sono aumentate le distanze sociali, le povertà, le precarietà non solo nel modo del lavoro. In questo contesto andrebbe rimodellato il sistema di welfare soprattutto nelle aree della educazione, della sanità e del contrasto alla povertà, superando per quest’ultimo aspetto la tendenza verso soluzioni meramente assistenzialistiche, spesso di impronta elettorale.

19) In altre parole l’attuale crisi è una grande opportunità per avviare un profondo cambiamento ben sapendo che questo non comporta e non può essere in alcun modo il ritorno alle politiche del passato, né per la socialdemocrazia, né per il neoliberismo. Deve essere l’occasione per favorire legislativamente la individuazione e la promozione concertata tra le parti    di una nuova organizzazione del lavoro e di nuove forme/contratti di lavoro compatibili con l’introduzione delle nuove tecnologie, ma ponendo al centro della attenzione i diritti dei lavoratori e dei cittadini in un equilibrato rapporto con le esigenze della competizione economica internazionale.

20) Rispetto a quest’ultimo aspetto, una moderna ispirazione socialista e democratica non può non considerare fondamentale il ruolo della Unione Europea, rilevando che essa va ripensata attraverso una ristrutturazione dei Trattati ed una armonizzazione dei vari sistemi nazionali degli Stati membri in materia di diritti del lavoro e welfare ed in particolare di fiscalità.

A questo scopo ai socialisti spetta un compito straordinario che dovrebbe essere assolto chiamando tutte le forze intellettuali a misurarsi su un terreno di grande impegno riformatore politico-culturale.

21) Questo è il tempo in cui torna la necessità storica di collocare il socialismo al centro di un grande dibattito di ricerca politica e culturale sulle ragioni della crisi in cui versa l’intero campo delle forze della sinistra, profondamente divise fra di loro e quel che è peggio, divise da gran parte del loro popolo.

Le suggestioni di una “terza via” che offrisse una risposta soddisfacente alla crisi delle forze della sinistra europea di matrice socialdemocratica, si sono rivelate prive di fondamento. Mentre Tony Blair, Gerhard Schroeder e Walter Veltroni ne predicavano il verbo, alla ricerca di un “altrove” politico vagamente democratico-progressista, tutti i partiti socialdemocratici del vecchio continente – uno dopo l’altro – hanno subìto sconfitte elettorali talmente pesanti da determinarne, in alcuni casi, la pratica scomparsa.

22) Nel nostro Paese la “terza via” ha provato a materializzarsi con la nascita del Partito Democratico; un ircocervo sul piano ideale, un’operazione di alchimia politica che ha tentato di agglutinare ciò che restava della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano. Quell’atto di nascita postulava la fine del socialismo come prospettiva d’avvenire. I limiti strategici di quell’operazione sono ormai del tutto evidenti: una “vocazione maggioritaria” che non è riuscita a materializzarsi in forma di consenso elettorale, salvo assecondare una deriva leaderistica/personalistica largamente teorizzata dalla destra; una rottura, persino sentimentale con il mondo del lavoro (ampiamente testimoniato dall’andamento del voto nei quartieri popolari dei grandi centri urbani e nelle grandi aree industriali), l’emergere di una “vocazione di governo” di stampo doroteo, che sembra declinarsi quasi completamente in una prassi amministrativa e di amministrazione emergenziale del potere di governo. Di fronte a questi limiti e all’incapacità di offrire a tutte le forze progressiste una prospettiva comune, è compito dei socialisti sollecitare l’apertura di un chiarimento a sinistra. Il PD resta, nell’attuale contesto politico, il principale contenitore di forze organizzate a sinistra. A questo partito non va chiesto di sciogliersi in un indefinito progetto di rifondazione della sinistra; va chiesto di assumere il socialismo come opzione strategica.

23) Di più. Al di là del PD, c’è un campo di forze e di energie progressiste, laiche importanti, ancorché frammentate. Anche queste forze sono chiamate a “compromettersi” con l’opzione strategica del socialismo, poiché non può esistere un “campo largo della sinistra” al di fuori di una limpida scelta socialista.

Questa, dunque è la nostra sfida.

24) Il Socialismo innanzitutto come riconferma della centralità del lavoro non solo come parametro su cui costruire una nuova politica economica di segno espansivo, ma anche come valore della democrazia moderna, come fattore imprescindibile di coesione sociale.

25) Il socialismo è la riprogettazione dell’economia fondato sullo sviluppo sostenibile, cioè denuncia di un modello di crescita basato fondamentalmente sullo spreco delle risorse, sul consumismo insensato e sull’abuso della natura.

26) Il socialismo è europeismo vero che rende capaci le forze della sinistra europea di battersi per riconquistarne la guida e di abbattere le politiche fallimentari della destra che ancora detta le scelte della U.E. e riprendere il cammino verso la realizzazione di un’Europa unita e federalista.

27) Il socialismo è giustizia sociale; è cioè lotta alle diseguaglianze, a partire da quelle che generano le forme più pesanti di sfruttamento del lavoro; per ciò stesso sconta il ripristino di politiche redistributive verso il basso, utilizzando efficacemente la leva fiscale, innalzando i salari e rafforzando i sistemi di protezione sociale. Le risorse per realizzare la giustizia sociale ci sono, sono immense ma sono imprigionate nei colossali patrimoni finanziari privati. Occorre un piano di liberazione.

28) Il socialismo è il primato dei valori dell’umanesimo e della solidarietà sociale; è rispetto delle culture religiose che promuovono la pace ed il dialogo. E’ l’impegno concreto a far vivere questi valori come strumenti della lotta politica quotidiana per rafforzare la democrazia come valorizzazione della partecipazione popolare alla formazione della volontà politica del Paese; per combattere la corruzione morale che inquina l’etica pubblica e per respingere come aberrazioni civili le culture dell’odio sociale, del razzismo e della xenofobia.

Da qui, da questi valori può ripartire una nuova prospettiva d’avvenire.

Roma, 1 dicembre 2020