18 Gennaio 2021

CONTRIBUTO AL DIBATTITO

di Angelo Mattone |

Nelle pieghe del documento programmatico, Socialismo e Lavoro.

Premessa.

Nello scritto di Franco Lotito, a base del dibattito, si colgono, condividendole, due immediate necessità, la prima riferita alle trasformazioni avvenute nel mondo nei tre precedenti decenni da considerare prioritarie in seno alla elaborazione dei fondamenti teorici del Comitato per l’unità socialista, la seconda nell’indicazione di maturare  con approfondimenti di studio, pur sempre nell’alveo del contraddittorio, i prodromi del Manifesto da redigere per il futuro del Partito Socialista Unitario del Lavoro.

Affrontando da angoli visuali plurimi i fenomeni del cambiamento, intanto si chiuderà la porta al pensiero unico e all’uomo solo al comando, rigettando suggestioni retrive, spia di una crisi radicata e strisciante, sfruttata a piene mani dai movimenti populisti, di ostacolo alla crescita economica e civile del Paese e strumentale alla conquista del potere per il potere.

E, nonostante nutriamo ammirazione per Eugenio Montale e la sua generazione, al momento, e speriamo per sempre, non possiamo ripetere il celebre verso conclusivo di Ossi di seppia, di rifiuto della dittatura fascista, Codesto solo oggi possiamo dirti:/ciò che non siamo, ciò che non vogliamo, giacché respingiamo con consapevole conoscenza del passato le folate  sovraniste, tenendo presente nell’elaborazione del nostro programma la stella polare della democrazia, articolata nella pluralità di idee, di azioni inclusive, di politiche economiche orientate a esaudire i bisogni, a premiare i meriti e a introdurre elementi di equità sociale.

Nel suo patrimonio ideale i presupposti del liberalismo sociale andranno coniugati con i principi del socialismo. In sostanza si tratta di fondare, in Italia, il soggetto politico interprete della terza via, giacché, nessuno dei partiti in campo, almeno fino a oggi, è riuscito nell’intento.

A differenza dei teorici post-comunisti, un nome tra tutti Walter Veltroni, i propugnatori della terza via, a causa di oggettive difficoltà di formazione culturale d’origine, segnatamente quella marxista, hanno tramestato liberalismo e liberismo, socialismo e comunismo. Nell’elaborato di Franco, la distinzione si coglie immediatamente.

Al riguardo, avendo operato la radicalizzazione del concetto, provo a entrare nel merito, ovviamente in termini pur sempre di semplificazione teorica.

A proposito di terza via soccorre la distinzione introdotta da Norberto Bobbio. Nella diade, destra – sinistra, ipotizzando l’area di centro sia occupata dal terzo incluso, in funzione dello spazio da questi sottratto ai due estremi, poco o molto che sia, avremo difronte le alternative tra centro-centro, centro-destra e centro-sinistra, pur perdurando l’antitesi originaria. Nel mezzo di questa figurazione storica della terza via, il filosofo torinese introduce la variante del terzo includente, differente dal terzo incluso, in quanto, seppure la terza via sia una politica di centro, nel secondo caso avremo una forza centrista di compromesso tra destra e sinistra, mentre nel caso del terzo includente, saremo di fronte a un superamento- soppressione della diade, dopo averne operato l’accettazione dei prodromi indispensabili all’elaborazione.

Ci troveremmo così di fronte alla vocazione e alla missione del costituendo soggetto politico.

Terzo includente, nel linguaggio di Bobbio e terzo oltre, funziona da superamento dello stallo dottrinario prima, con conseguenti ripercussioni ovvie sull’azione politica dopo. Quest’ultima, non solo in Italia, ancorata all’ineliminabile dualismo destra – sinistra con un’ingessatura al centro, costituita da aggregati con funzione di mediazione, spesso impedita se non velleitaria, in quanto uno dei due opposti è evanescente o peggio, trasformato rispetto all’ideologia costitutiva e al ruolo esercitato prima della cauta del muro di Berlino.

Orbene, la motivazione di addivenire a una tale scelta ha ragioni molteplici, impegnative dell’attenzione per essere enumerate in sede di dibattito, la si potrebbe approfondire in apposita sessione. Pertanto, basterà accennare alle ragioni storiche del fallimento dei regimi comunisti e delle pratiche delle dittature naziste e fasciste, responsabili su ambedue i fronti di casi di eccidi e di privazioni delle libertà individuali e collettive per affermare in sede costituente il rifiuto.

Sulle terze vie sollecitate da tanti teorici nell’arco degli anni conclusivi del secondo millennio insistono varianti significative, l’una escludente l’altra.

Per prefigurare la terza via ai fini precipui della nostra riflessione servirà attenersi alla specifica situazione italiana, dapprima sgomberando il campo da equivoci esistenti.

Nella contrapposizione tra destra e sinistra, successiva alla caduta del muro di Berlino, la terza via, nella versione nostrana, presentava un’anomalia ostativa alla realizzazione. Attraverso l’osservazione dell’incompiuta, responsabile di una transizione interminabile, senza approdi, ancora in atto, si scoprirà il trasformismo d’origine. Essa pretendeva di mediare tra la posizione esistente di destra, nell’accezione conservatrice dell’adeguamento modernista in economia, e una inesistente posizione di sinistra, ormai scomparsa con il Partito Comunista e, cancellata dalle inchieste giudiziarie, con l’azzeramento del Partito socialista. In sé la configurazione del terzo incluso in assenza di uno dei due poli della diade! In successione logica, o il sorgente Partito democratico, alla sua costituzione, assolveva alle funzioni proprie della sinistra, in tal caso non poteva occupare lo spazio al centro della diade, oppure al contrario tenendo la posizione di centro lasciava vacante la casella a sinistra dello schieramento.

Alla luce di queste osservazioni, in aggiunta al sopraggiungere dell’esaurimento della spinta propulsiva di Forza Italia, incentrata sui programmi di modernizzazione del Paese, fino a quel momento capace di catalizzare il posizionamento a destra dello schieramento politico, l’equivoco alla base è diventato palese. I due opposti Forza Italia e il Partito democratico perdendo la forza d’urto del consenso, con la quale si legittimavano a vicenda, l’uno esistendo in ragione della contrapposizione dell’altro e viceversa, hanno liberato spazi a sinistra, a destra e al centro. Dal nostro punto di osservazione, la terza via si è votata al fallimento per essere una mediazione tra due antipodi farlocchi.

Dalle collocazioni successive della Lega e di Fratelli d’Italia si comprenderà la sotterranea concorrenza per assicurarsi l’ala estrema della destra reazionaria con Forza Italia spostata verso il centro dello stesso schieramento.

In questa incerta collocazione, Forza Italia giace, tra costrizione e incapacità, strattonata dalla Lega e da Fratelli d’Italia, tentennante se staccarsi dalla destra populista, o provare a tenere il centro, probabilmente a causa dell’emorragia di voti perduti negli ultimi anni, timorosa di affermare la propria identità conservatrice rompendo con lo schieramento della destra demagogica.

Con la trovata di Renzi, Italia viva prova a presidiare il centro, scontando pur sempre la scissione dal Pd, nella percezione diffusa, avvertita come il trasloco di una corrente del Pd in partito autonomo ai fini della ripartizione del potere. Se questo è, l’elettorato non recepirà il messaggio dell’agglomerato renziano di terzo includente.  

Nel Partito democratico persiste l’equivoco di volersi proporre sia al centro che a sinistra.

In assenza di valori, di idee, di strategie, il Pd arrancherà fino al momento della comparsa di una sinistra caratterizzata nel segno del socialismo. Fruibile per i lavoratori, siano essi dipendenti, autonomi o precari, anche partite Iva. Al riguardo l’intuizione di Franco Lotito non soltanto è felice, ma lungimirante e stimolante per l’oggi in funzione del domani!

Nell’attuale fase storica, partiti e movimenti privi di caratterizzazione vengono avvertiti dalla pubblica opinione alla stregua di muri di gomma, residuati del passato di una politica arrogante, rediviva, priva di legittimazione popolare, da disprezzare e cacciare via dai luoghi di potere. 

Per configurare all’interno del Comitato per l’unità socialista il volto da dare al contenitore dovrà essere il contenuto valoriale e programmatico a dettare il passo, badando contestualmente alla collocazione, in quanto unica strada per cancellare l’assenza di dialettica nella politica italiana.

Nel ricorso alla terza via si potrebbe ravvisare, almeno in costanza teorica da trasformare successivamente in azione, il modello adatto al superamento della diade destra – sinistra, virtuale in quanto astrazione della realtà effettuale, a sua volta protagonista in uno scenario fittizio dello scontro destra-sinistra.

Alla palese rottura con i modelli precedenti servirà offrire un simbolo del cambiamento orientato in favore dell’emergere di istanze sociali dimenticate, le giovani generazioni tra tutte, oggi, evocate dai populisti in seno a schemi di conservazione superati e retrivi per lo sviluppo e la democrazia.

Se, nello scenario politico nostrano, da diversi decenni manca la dialettica, essa dipende dalla inconsistenza ideologica della destra e della sinistra così collocati solamente in ragione della loro autoreferenzialità. Quante volte, nel passato, ci è stato dato constatare la coincidenza simmetrica tra il programma elettorale di Forza Italia e quello del Partito democratico?

Proprio perché le argomentazioni contenute nel presente manoscritto sono a uso esclusivo dei fondatori del Comitato per l’unità socialista, ci si può spingere a considerare a mo’ d’esempio, non tanto la bolla del conflitto d’interessi nell’esercizio delle funzioni di governo, finito nel dimenticatoio della Bicamerale, mossa di stampo moralistico, studiata per uno scambio tra taluni personaggi del Partito democratico e di Forza Italia, quanto il silenzio nel quale è stata avvolta la responsabilità civile e penale dei magistrati nel ruolo giudicante e la mancata depenalizzazione delle funzioni dei medici nei reparti d’urgenza. Nel primo caso non si tratta esclusivamente di equità nel sottoporre i giudici al regime di responsabilità individuale, piuttosto servirebbe a riequilibrare il dettato costituzionale, in quanto il potere giudiziario nella sua legittima autonomia diventa invasivo del potere esecutivo proprio a causa di una mancata demarcazione dei limiti di intervento e dell’assenza di una qualunque norma risarcitoria in caso di colpa.

Seppure il lassismo di decenni di declassamento della politica dal suo primato per il diffuso contagio di comportamenti da predoni abbia spostato il baricentro verso il giustizialismo, in questo offrendo alla magistratura un terreno improprio di movimento, una riflessione interna corporis, sulla base garantista del diritto italiano varrebbe la pena di avviarla. A partire dalla riforma di Giuliano Vassalli del codice di procedura penale fino alle prerogative e alle giurisdizioni della magistratura.     

A questa prima considerazione prodromica alla costituzione di qualsivoglia schieramento politico, naturalmente da dibattere all’interno del Comitato, poiché non si può spiegare al vasto pubblico concetti sufficientemente complessi, anche in funzione del fatto non buchino il muro della comunicazione, per caratterizzare il movimento dovrà concorrere il pluralismo di idee fondative, attraverso i contributi della tradizione storica, quella repubblicana nelle due accezioni moderne, la pluralista e quella classica, quella azionista, seppure adeguata alle esigenze della modernità del gruppo di Giustizia e libertà, fondato dai fratelli Rosselli. E, tuttavia, pur risultando fondamentali dal punto di vista connotativo i riferimenti ideali, non saranno identificativi dell’azione politica se non godranno dell’adeguamento ai bisogni, alle esigenze del nostro tempo.       

Se si perseguissero fini essenzialmente pragmatici sottesi all’azione di aggregazione, orientata alla costituzione del soggetto socialista, rinunciando ai fondamenti teorici, coniugati al futuro e inclusivi del passato, si rischierebbe, ancora una volta un insuccesso per mancata comprensione del momento, delle istanze sociali, delle trasformazioni intervenute.

Con la definizione di Bobbio di terzo includente, appena più su delineata, si potrebbero gettare le basi del movimento socialista.

Il contesto attuale dei mutamenti in economia.

Nel concordare esattamente con l’analisi di Franco circa il discrimine storico, segnatamente politico, della caduta del muro di Berlino, prima di individuarne cause e conseguenze, ci si dovrà domandare se il modello economico del post-fordismo non sia risultato del declino del sistema capitalistico, inteso esattamente nella produzione di massa, pur rimanendo elevata la domanda di beni e servizi.

Ebbene, con la parcellizzazione della domanda, indotta dall’indiscutibile evoluzione tecnologica, segnata da bisogni individuali variegati, la fabbrica fordista ha chiuso i battenti. E, l’offerta di acquisto, abbandonando la tradizionale pronta consegna avviene solamente dopo, a ordine di acquisto esitato, in inglese indicato con la formula just in time.

In questa prospettiva, esaminata in profondità da Franco Lotito, fondare il movimento socialista del terzo millennio, accreditando il modello capitalistico tradizionale a riferimento economico condurrebbe fuori strada. Nel prevalere della finanza nei mercati del pianeta, abbiamo la controprova dei ritardi globali degli establishment di percepire i bisogni delle nuove generazioni e delle fasce medie della popolazione, unitamente al variegato ceto dentro e a ridosso la soglia di povertà, ai fini di adeguarne le strategie.

A trasformare profondamente il tessuto sociale di questi anni zero e uno del terzo millennio ha contribuito l’insorgere di attività lavorative di prima apparizione nel mercato. A esse si legano forme di aggregazione estranee alle tutele promanate dai contratti collettivi nazionali di lavoro e, soprattutto, retribuzioni e salari non riconducibili al lavoro dipendente e per molti versi simili, insieme con profili professionali fuori dal reticolo tradizionale. E, pur tuttavia siamo nel perimetro di occupazioni caratterizzate da prestazioni richieste e retribuite dal datore di lavoro. E, così entriamo nel capitolo del rapporto con i sindacati, da Franco Lotito segnatamente indicato come fondamentale.

Nella differenza tra attività legislativa e tutela contrattuale dovrebbe rientrare il nodo della dialettica. In chiaro, in sede parlamentare si eserciterebbe la proposta di catalogazione di occupazioni precarie tra loro assimilabili, insieme con quelle di prima apparizione, procedendo con il raggruppamento delle parti datoriali corrispondenti alle specifiche merceologiche dei lavoratori da proteggere, premessa indispensabile per consentire, dopo l’emanazione della legge, ai sindacati la contrattazione di settore e l’indispensabile tutela dei diritti.

Poiché il mercato è una creazione umana, l’intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio …

A mettere all’indice talune politiche neoliberiste attraverso il concetto paradigmatico riportato, fu, tanti anni or sono, Federico Caffè. Nelle sue parole, il contrasto all’ennesimo tentativo di speculazione, riuscito decenni dopo la pubblicazione di Lezioni di politica economica, assunto in epoche diverse dagli interpreti della economia di mercato, libera da regolazioni, lasciata ai capricci della finanza, alle speculazioni e ai capitali per soddisfare interessi di corporazione a discapito della tutela del bene collettivo.

In questo contesto, dedicare una sessione dei lavori del Comitato alle politiche di protezione sociale attraverso un progetto di riformulazione rispetto alle attuali, in uno con la riflessione sulla distribuzione dei redditi, nel solco delle indicazioni del talentuoso economista di scuola keynesiana, potrebbe aprire orizzonti ermeneutici, diversi dagli attuali.

La stagione delle riforme.

Dai temi dell’ambiente non si può prescindere nella consapevolezza di dover condurre una battaglia per l’inversione della mentalità corrente. Dalla natura assoggettata alle esigenze dell’uomo, sfruttata e modificata, ai diritti di salvaguardia della stessa, ormai in via di esaurimento delle proprie risorse, in predicato di fermare il suo fondamentale apporto al pianeta in concomitanza con la crescita delle future generazioni. Nei sistemi di utilizzazione dell’ambiente, introdurre un approccio razionale di sostenibilità dei progetti attraverso il parere vincolante di comitati di esperti, costituiti non solamente da scienziati anche da personalità emergenti tra gli over 14/16.

Sulla bio-etica, tanti balbettii, poche idee. Alla base, la scomparsa del valore fondante della dignità dell’uomo, investita dalla aggressività delle politiche di consumo e di sfruttamento financo del lavoro minorile nei continenti sottosviluppati e nella stessa Cina. E, pur tuttavia, nel compito di anteporre la dignità all’azione di produzione degli organismi geneticamente modificati, una forza politica consapevole dovrà puntare a indicare gli orientamenti legislativi cui battersi sulla clonazione umana, tenendo conto dello scenario globale. Oggi, nell’ambito dell’Unione Europea soltanto tre paesi hanno aderito alla Convenzione europea sui diritti umani e la biomedicina. L’Italia non è tra questi. Sul modello australiano, di clonazione e creazioni di embrioni umani a fini terapeutici e di produzione degli staminali, andrebbe sviluppata una riflessione, anch’essa da inserire nel manifesto programmatico del Socialismo.

Nel capitolo dedicato alla tutela dei giovani, in primo luogo nel loro diretto coinvolgimento nelle attività istituzionali di salvaguardia dell’ambiente, si dovrebbe contemperare il diritto all’occupazione. Di esso, Franco Lotito ha esplicitato i contenuti nel documento presentato al Comitato.

Alla tutela dell’anzianità si collega la riforma del sistema sanitario nazionale, rispetto alla quale suggerire una riflessione è arduo. In quanto gli sprechi delle regioni hanno indotto politiche di austerità, obbligando lo stato al decentramento. Sullo stesso tema, invece, iniziative di tipo collettivo con singole costruzioni ricadenti in unico recinto abitativo, adibite all’autogestione degli stessi anziani, potrebbe superare la solitudine e l’inadeguatezza di case di riposo per soggetti autosufficienti.

Con la tutela della salute cresce l’importanza dei farmaci, sul piano dei costi da riformulare nelle fasce riguardanti i salvavita, quelli per patologie temporanee e croniche insieme con l’approccio al modello sanitario, fortemente carente sul territorio da riformulare attraverso un diverso impiego dei medici di famiglia. Di primaria importanza, varare il potenziamento della sanità pubblica, fermando la corsa verso la privatizzazione del diritto alla salute.

Circa i progetti di riforma dell’organizzazione dei medici di famiglia si suggerirebbe un approfondimento.   

Sulla green economy andrebbe avviato un serrato dibattito, giacché legata al rilancio dell’agricoltura del comparto agro-alimentare, ambedue se opportunamente sostenuti potrebbero diventare trainanti per il sistema – paese.

Nel riciclaggio dei rifiuti, l’Italia ha pagato e pagherà multe esorbitanti all’UE, avendo conquistato in proprio il demerito della maglia nera in ambito europeo, unitamente a una penalizzazione del prodotto interno lordo vicino a metà punto, giacché l’inquinamento dei campi e delle falde acquifere, utilizzate come discariche, impedisce la produzione agricola a pieno regime e la bonifica dei corsi d’acqua. 

Mentre i poteri istituzionali, non soltanto in visione nazionale, bensì europea, vanno potenziati e riformati. Dal giudiziario al legislativo, dall’esecutivo al quarto potere, mass media e social net work mostrano sempre più falle, necessitando di regole codificate. Nel caso dei giornalisti ci si può attendere anche un’autoregolamentazione, impraticabile, invece con Facebook, Twitter, Istagram, Telegram, e altri ancora, a cui va imposta, in sede di parlamento europeo, la regolamentazione.

Al sistema scolastico, universitario e della ricerca va dedicata specifica riforma, finalizzata a finanziamenti adeguati al valore dei progetti e alle specializzazioni dei ricercatori. Con l’obiettivo di riportare in Italia scienziati disposti al rientro in patria. Attualmente a migliaia, operanti all’estero. Nel solo Cern, l’Istituto di fisica nucleare di Ginevra, circa 2.600 dei 17.000 dipendenti sono italiani.

Ad approfondimento specifico sarà da sottoporre la riforma della pubblica amministrazione per il peso specifico nell’autorizzazione delle attività industriali e, soprattutto per la velocizzazione dei servizi ai cittadini. Questi da soli, se si avesse a ottenere un incremento di produttività del personale, sarebbero in condizione di aumentare di un punto il prodotto interno lordo.

All’esame degli ammodernamenti nell’apparato statutale andrebbe dedicato un seminario, essendoci nel mondo, segnatamente in Europa, studi e riferimenti da approfondire.

Dentro il programma.  

Nel manifesto per l’unità socialista, propostoci da Franco Lotito, si coglie immediatamente l’elemento unificante, al tempo stesso prodromico della fondazione, consistente nel lavoro. Non si tratta di semplice discontinuità con il passato, quanto di una svolta nel pensiero, nel modello e nella successiva attività del nascente soggetto nel perimetro di fondamenti di democrazia e di libertà, di opportunità, di idee e di diffusione del benessere.

Dentro la crisi della sinistra, successiva alla caduta del muro di Berlino, nel ragionato procedere di Franco, si ravvisa la cronica incapacità di leggere le trasformazioni indotte dalla globalizzazione.

E, pur tuttavia, l’elemento interno, ancora oggi inscindibile con la demolizione del simbolo della divisione in due blocchi del pianeta rimane il crollo del comunismo. Nell’immaginario collettivo la netta demarcazione tra socialismo e comunismo nell’ambito della sinistra storica non solo non aveva radici, anzi, al contrario procurava immediatamente l’assimilazione della parte, i socialisti per il tutto, i comunisti. Seppure le istanze di marca socialista fossero inassimilabili alle scelte comuniste, fin dagli anni Ottanta dello scorso secolo, vicende giudiziarie ne determinarono il declino non solamente in Italia ma in diversi paesi europei, basti guardare, in Francia, alla candidatura impedita di Dominique Strauss Khan alla presidenza della repubblica.

A  il declino dei partiti socialisti in Europa una insolita coincidenza temporale tra trasformazioni radicali e accuse di reati.

In questo guado, pieno di interrogativi mai risolti, si sono acquattate le forze residuali socialiste a gridare al ladro, senza comprendere le profonde ragioni sociali della scomparsa di una tradizione, di una prassi, di obiettivi, bruciati non tanto e non sempre dalla inattualità o dall’inconsistenza, quanto dalla irrisolta questione del rapporto tra politica e morale.

Sebbene, in passato, la strumentalità di accuse in libertà fossero finalizzate al rimescolamento del potere istituzionale, nel momento del sorgere del Comitato per l’unità socialista stabilire un saldo ancoraggio a categorie etiche cui improntare le scelte prioritarie potrebbe essere il criterio-principe. Nell’elenco degli obiettivi primari, ricomprendere il valore della promozione del bene pubblico, della salvaguardia delle libertà collettive, della tutela dei diritti individuali. 

A seguire la progressione indicata da Franco Lotito, dopo avere motivato l’impossibilità di raccordo con le esperienze del passato e il percorso di superamento della prassi socialista degli anni trascorsi, seppure significativa, la continuità va ravvisata e rintracciata nell’ideologia.

E, con il lavoro, al centro dell’azione politica, la costruzione del soggetto rientra proprio nel sistema di trasformazione della società, tipico del socialismo.

Già, si è detto lavoro, ma siamo sicuri che per cogliere i cambiamenti non sia programmatico parlare di lavori?

Con la trasformazione della flessibilità in precarietà, il mercato del lavoro si è frammentato in mille rivoli per, poi, segnare un solco tra le generazioni dei padri e quelle dei figli, cioè demarcando la stabilità dalla precarietà.

Dunque, quale formazione di segno socialista non assumerebbe la salvaguardia dei giovani, oggi non più in grado di aspirare a un lavoro duraturo ma obbligati a ricoprirne diversi nel corso della vita, pagando il probabile prezzo di una vecchiaia da pezzenti?

Dell’occupazione unica e stabile del passato, non rimane traccia. E, di questo prenderne atto è propedeutico per misurarsi con i mutamenti del mercato del lavoro per approntare tutele e diritti, per le giovani generazioni, ottimamente individuati nel programma di Franco. Alla vastissima platea dei precari vanno aggiunti gli apprendisti, gli artigiani, financo i giovani e meno giovani costretti dalle iniquità fiscali di sistema a rifugiarsi nella legislazione di lavoro autonomo.

Anche il mondo imprenditoriale, nonostante in apparenza granitico, vive importanti differenze essenzialmente rintracciabili tra green economy, in mano prevalentemente ai giovani e attività tradizionali, costrette alle periodiche ristrutturazioni, in questo periodo sotto il segno della innovazione e della tecnologia.

In ambedue i casi si tratta di trasformazioni da assecondare in funzione della sostenibilità e del miglioramento delle condizioni dei lavoratori.

In mezzo alle generazioni Z, dei Millennials e Alfa.

Al rapporto con i giovani andrebbe dedicato spazio apposito.

Fin dall’ingresso alle scuole superiori andrebbe operata una modifica tale da collegare l’insegnamento con il comparto della formazione per ottenere l’interazione tra opportunità di occupazione e indirizzo di studi e di addestramento alla professione, introducendo in classe moduli formativi funzionali alle scelte individuali, operate dopo aver fornito, a cura di agenzie regionali di orientamento al lavoro, l’incrocio tra domanda e offerta.

Tra i detriti spazzati via dall’uragano della rivoluzione digitale la forma partito del secolo scorso e con essa la formazione dei gruppi dirigenti. Nella cultura socialista espressa dalla adesione all’idea, spinta unica per l’impegno in politica e nel sociale.  Ebbene, scomparso il fascino dell’ideale, soppiantato dalla politica come consumo, l’afflato primario è scomparso unitamente alla conoscenza, alla preparazione, al confronto, anzi di fronte una deriva populista diretta contro le istituzioni e i partiti, la democrazia, intesa nei suoi valori dialettici e plurali, se non andasse sorretta, puntellata e potenziata attraverso istanze di formazione politica, si rischia la catastrofe. Immaginiamo istituzioni, fondazioni pubbliche, dallo Stato e dall’Unione Europea per avviare corsi di preparazione per consigliere di quartiere, comunale provinciale e regionale, per deputato nazionale e senatore e infine per deputato europeo. Senza trascurare percorsi formativi gestiti dal comitato, attraverso istanze private per preparare all’attività politica e sociale i militanti in campo politico e istituzionale.

Viagrande di Catania, 11 dicembre 2020