13 Maggio 2021

METTERE IN SICUREZZA L’ITALIA

DOCUMENTO POLITICO COMITATO PER L’UNITA’ SOCIALISTA

Mai come in questa fase la congiuntura politica ha offerto un quadro tanto controverso, confuso e denso di minacce.

Nel volgere di pochi giorni il senatore Matteo Renzi ha messo all’angolo il governo Conte sollevando questioni di indubbio rilievo politico; ha terremotato la maggioranza “giallo-rossa” che egli stesso, un anno prima aveva contribuito a mettere insieme a sostegno della ricandidatura di Giuseppe Conte alla guida del nuovo governo; ha ritirato la delegazione del suo partito aprendo formalmente la crisi di governo; in sede di dibattito parlamentare ha svolto una durissima requisitoria contro il Presidente del Consiglio, ma in sede di voto Italia Viva – dietro sua perentoria indicazione – si è astenuta consentendo così nei fatti al governo di salvarsi con una risicatissima fiducia.

Una condotta tortuosa, incomprensibile ed avventurosa.

Il confronto politico provocato dall’iniziativa renziana all’interno della maggioranza è stato durissimo ed ha posto sul tavolo la necessità di una profonda correzione dei programmi di Palazzo Chigi. Conte – incalzato da tutte le componenti che lo sostengono – ha accettato tutte le modifiche, allontanando da se la responsabilità formale di una imminente crisi di governo.

Sua, invece è la responsabilità di aver deteriorato i rapporti all’interno della maggioranza, giocando a rimpiattino con la gravità dei problemi del Paese, strumentalizzando la crisi pandemica per concentrare nelle sue mani un enorme potere, a volte di dubbia  costituzionalità come l’abuso del ricorso ai DPCM,  sottraendosi deliberatamente ad una doverosa verifica (da parte del Parlamento) dell’azione di governo.

Una postura neo-bonapartista goffa e surreale.

Nel vivo dello scontro politico suscitato dall’iniziativa renziana le forze della maggioranza hanno dato prova di inerte cinismo lasciando che la crisi politica assumesse la piega sconcertante di una resa dei conti tra due istanze personalistiche. Dal M5S al PD a LEU, hanno subito a lungo e poco decorosamente il gioco al ribasso e le tecniche dilatorie di Palazzo Chigi, lasciando che fosse Italia Viva a caricarsi l’onere politico dell’azione di contrasto.

Un esercizio di grettezza politica, e di miope opportunismo.

Dal voto delle Camere è emerso un Esecutivo ancora più instabile e debole, sostanzialmente privo non solo di credibilità, ma anche di dignità politica. Nessuna alchimia parlamentare potrà porvi riparo, sicché l’unica prospettiva che ha di fronte a se è quella di sopravvivere il tempo necessario per approdare al “semestre bianco”.

Una pessima allegoria del non-governo

Prima o poi gli italiani dovranno essere chiamati a ridisegnare, con il voto, la mappa del potere politico. Le forze della destra lo invocano come una palingenesi che tutto dovrebbe risanare. In realtà contano sulla persistente insipienza politica delle forze dello schieramento che sostiene il governo per massimizzare un risultato elettorale da gettare sul piatto nel momento in cui il Parlamento sarà chiamato ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Tutto qui.

Anche per costoro i nodi drammatici della crisi possono aspettare.

Noi socialisti siamo convinti che prima del voto viene la necessità, anzi l’urgenza di mettere in sicurezza il Paese. Occorre rilanciare un piano di vaccinazione che superi lo sterile dibattito in corso tra favorevoli e contrari. Il principio della libera scelta non può essere messo in contrasto con il principio di responsabilità sociale. Sempre in materia di tutela della salute dei cittadini serve urgentemente una riorganizzazione strutturale ed efficientizzazione del SSN a  cominciare  dal ripristino delle ridotte piante organiche  del personale medico e paramedico.

Il Debito pubblico sta raggiungendo livelli mai visti sotto la pressione dei fabbisogni di tutela del reddito generati dalla pandemia. La sua dimensione ormai gigantesca è una minaccia sul futuro. Per questo è un problema che va affrontato “ora” predisponendo politiche fiscali coraggiose e di segno egualitario, senza le quali il Paese potrebbe essere a rischio di “default” e  verrebbe consegnata alle nuove generazioni una spaventosa eredità.

Le ingenti risorse che ci mette a disposizione il “Next Generation EU” saranno davvero una straordinaria opportunità per il nostro Paese solo se saranno impiegate  per un grande piano di investimenti pubblici per promuovere la riconversione ecologica delle strutture economiche, l’innovazione e la Ricerca, il potenziamento delle reti – da quelle materiali al superamento del “digital divide”, la messa in sicurezza del territorio contro il rischio sismico ed il rischio idro-geologico.

Occorre rimettere al centro la questione del Mezzogiorno, mettendo in campo un piano di rinascita economica e di disinquinamento da ogni forma di criminalità organizzata sul territorio.

Occorre un ridisegno profondo della politica industriale del nostro Paese che curi le lacerazioni che sta provocando la crisi pandemica sulle strutture produttive,  sui Servizi e sul Commercio; che rilanci la vocazione manifatturiera favorendo la realizzazione di filiere produttive efficienti nelle quali operare un vasto processo di innovazione destinato alla piccola e media industria, ed in questa chiave fornisca una risposta alta ad una crisi occupazionale che la pandemia ha reso – se possibile – ancora più grave.

Di fronte alla drammatica portata di questi nodi, nulla lascia presagire una presa di coscienza dei protagonisti, anzi nelle ultime ore la crisi è precipitata riproducendo il paradosso di un Presidente del Consiglio che sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni del suo governo a sette giorni di distanza dalla data in cui il Parlamento gli aveva concesso la fiducia. La maggioranza che può raccogliere Giuseppe Conte, se riceverà il mandato a formare un nuovo governo, non sarà né ampia, né stabile e men che meno autorevole.

Quando i fatti si incaricheranno di certificare questa semplice verità e dunque di certificare la necessità di una svolta radicale,  l’iniziativa tornerà necessariamente nelle mani del Capo dello Stato. Il Presidente Mattarella conserva intatta l’autorevolezza morale ed il prestigio politico per dare uno sbocco istituzionale alla crisi, affidando l’incarico ad una personalità garantita dal Quirinale, di prestigio anche internazionale, dotata dell’autonomia necessaria per presentare al Parlamento una compagine di governo autorevole perché all’altezza delle sfide sul terreno, competente, indifferente al gioco delle forze politiche, impegnato a realizzare un programma sostenuto anche dalla partecipazione attiva delle Parti sociali, basato su obiettivi definiti nel numero, nei contenuti e nei tempi di realizzazione; che dunque metta in sicurezza il Paese primo di condurlo al voto.

 

 Comitato per l’Unità Socialista

 

 

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