22 Settembre 2021

LA “DOMENICA DELLE PALME”

 

 di Franco Lotito Coordinatore Nazionale Comitato Unità Socialista |

 

Note semiserie sulla prossima Assemblea Nazionale del PD

Adesso è ufficiale, Enrico Letta ha accettato l’investitura. Nutro stima sincera per lui. Ha mostrato serietà, coerenza e grande dignità politica quando, all’indomani della sua defenestrazione da Palazzo Chigi messa in atto da quel fulgido campione di lealtà politica che è Matteo Renzi, all’epoca segretario del suo stesso partito, scelse di mettersi da parte senza clamori e persino rinunciando al seggio parlamentare.

Ha detto sì ad un gruppo dirigente di partito che, ancorché abbrutito dal gioco correntizio, era precipitato nel panico dopo le clamorose dimissioni di Nicola Zingaretti, e si accinge ad essere eletto segretario politico del Partito Democratico. Domenica prossima all’Assemblea Nazionale andrà grosso modo così. Il dibattito che seguirà alla formale ratifica delle dimissioni di Zingaretti sarà appassionato. E spassionatamente scarnificherà tutti gli errori politici commessi nel corso degli ultimi due-tre anni. Fatto salvo, naturalmente l’onore del segretario dimissionario. Liricamente richiamerà l’urgenza di una riforma del Partito per riportarlo in mezzo alla gente (potrebbe persino accadere che nel corso del dibattito si arrivi faccia riferimento ai lavoratori; al mondo del lavoro!). Graniticamente ogni intervento confermerà che il PD intende essere il più fedele sostenitore del governo Draghi, nei secoli dei secoli.

Tutti, ma proprio tutti proclameranno l’unità del Partito come bene supremo e l’impegno più fermo e solenne a mettere da parte egoismi correntizi e personalismi (viva il “Noi”, abbasso l’”Io”). Poi sarà la volta di Enrico Letta. Prenderà la parola e nella sala si farà il silenzio più profondo per catturare ogni sillaba del suo intervento. Sarà un discorso alto, forse privo di slanci retorici (che non sono nelle sue corde), ma sicuramente ricco di spessore politico. Parlerà naturalmente del governo per confermare la linea della “leale e piena collaborazione”. Parlerà dei 5Stelle forse correggendo gli entusiasmi para-fusionisti circolati negli ultimi tempi, ma comunque mantenendo aperta la prospettiva di uno stretto rapporto. E poi dei grandi nodi del nostro tempo: della pandemia, dell’economia, della transizione ecologica, dei giovani, dell’Europa, del Mondo. Insomma, sarà un discorso alto, degno di un leader. Applausi scroscianti a segnalare ogni passaggio del suo discorso.

Nella parte conclusiva del Partito e di come deve cambiare per salvare la pelle. A questo punto nella sala non si sentirà volare la classica mosca. Proclamerà il bisogno di un profondo, radicale cambiamento. E saranno applausi. Avvertirà tutti che è tempo di uscire dal Palazzo e dalla ZTL. E saranno applausi. Porrà le sue condizioni di governo del Partito e quando preciserà che la sua segreteria non va a caccia dell’unanimità sarà applaudito con calore. E quando avrà concluso, tutti scatteranno in piedi ad applaudirlo e ad acclamarlo segretario del Partito. All’unanimità.

Abbracci, quelli no, ma solo perché li vieta il Covid. Che se non ci fosse il virus maledetto, quanto sarebbero prolungati e pieni di commozione. Infine tutti lasceranno la sala con il volto segnato dalla speranza di un nuovo inizio. Così si concluderà la “domenica delle palme” di Enrico Letta. Poi arriverà il lunedì.