22 Settembre 2021

I SOCIALISTI E LA SANITA’ DEL FUTURO. QUALI SCELTE POLITICHE ESSENZIALI PER RILANCIARE IL SISTEMA SANITARIO

 

 di Alberto Leoni Coordinatore Nazionale Comitato Unità Socialista |

 

 

SALUTE E SANITA’ NON SONO LA STESSA COSA

La nostra salute la difenderemo, nei prossimi anni, con ogni azione utile per diminuire la crescente “antropizzazione”, le urbanizzazioni non governate, la deforestazione, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua.

Prima di essere un problema sanitario, la pandemia del Covid 19 è un problema di sviluppo economico sostenibile. Ce ne saranno altre ancora, purtroppo, perché alcune modifiche nel modello di sviluppo inizieranno, ma i tempi di un cambiamento strutturale non saranno  brevi. E lo si affronterà, in fase “riparatoria”, con una solida cabina di regia mondiale, europea e ovviamente nazionale. Una cabina che organizzi e integri, in una banca dati condivisa, tutti i dati scientifici per capirne l’evoluzione e i trattamenti efficaci. Una cabina che coordini la ricerca ed i contributi degli scienziati. Nel frattempo l’Italia torni ad investire, dopo anni di poca attenzione, sui Dipartimenti di Prevenzione e sulla medicina di comunità. Su chi controlla acqua, aria, alimenti, animali, le postazioni di lavoro e la sua sicurezza (oggi, in media, solo il 4% del Fondo Sanitario va a questo). Su chi si prende in carico la persona che non è sommatoria di organi. Ma una persona.

SERVE MODIFICARE LA GOVERNANCE DEL SISTEMA SANITARIO

Come definita dal decreto legislativo 502/92, por fine alla concezione aziendalistica delle Ulss i cui indirizzi passano alle Conferenze dei Sindaci, mentre le funzioni strettamente operative vanno ad un ufficio di direzione. Il Governo clinico degli ospedali va affidato ai professionisti sanitari. Le Ulss sono enti di emanazione regionale. Lo stato interviene direttamente nella gestione in quelle regioni in cui non sono assicurati i livelli essenziali di assistenza. Le Ulss non sono aziende, debbono operare con criteri di efficienza ed efficacia, ma non saranno mai aziende.

E’ URGENTE INVESTIRE SUL CAPITALE PROFESSIONALE 

Sia ripristinando gradualmente gli organici ai livelli del 2009/2010 (nel periodo 2009/2017 abbiamo perso 8 mila medici e 13 mila infermieri), sia definendo percorsi piu’ rapidi di inserimento dei giovani medici specializzandi nelle attività ospedaliere e territoriali, necessaria appare la valorizzazione dell’infermiere di comunita’, cui  affidare la gestione della cronicita’ non complessa (il 40% dei cittadini italiani soffre di una o piu’ malattie croniche). UNA BUONA SANITA’ NASCE DALLE PERSONE, MAI DIMENTICARLO!

L’INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO DEVE FONDARSI SU 

Una valorizzazione del ruolo del medico di base, connesso sempre piu’ allo specialista (anche con le nuove tecnlogie) e al medico di continuità assistenziale, al pediatra di libera scelta, all’assistente sociale (integrazone socio sanitaria). Da questo modello puo’ nascere un abbattimento delle liste d’attesa, solo se si governa la domanda si abbattono le liste d’attesa. Ed e’ da qui che puo’ nascere una vera medicina di iniziativa: non il cittadino che va ai servizi, ma i servizi che lo prendono in carico, prenotano visite ed esami. Le 1228 case di comunità previste dal Pnrr per la medicina territoriale, scelta positiva, non devono comportare, in una italia dei piccoli comuni, la chiusura degli ambulatori periferici dei medici. La rete dei 380 ulteriori ospedali di comunità, a bassa soglia assistenziale, dedicata soprattutto ai pazienti fragili in dimissione dagli ospedali per acuti, deve procedere contestualmente ad un serio piano di potenziamento del numero degli infermieri.

E’ NECESSARIO UN PIANO DI ADEGUAMENTO  STRUTTURALE  DEGLI OSPEDALI

Molti degli attuali sono obsoleti, la definizione del loro ruolo destinato alle acuzie, investimenti tecnologici importanti, potenziamento delle aree di terapia intensiva e subintensiva sugli standards realizzati tra marzo ed aprile 2020, ma spesso privi delle specialisti necessari. Ospedali nuovi, moderni, flessibili, contenuti nel numero, molto qualificati. Ospedali che affrontino anche la grave questione delle infezioni ospedaliere (49 mila morti nel 2016) con un serio piano di vigilanza igienico sanitaria.

UNA FORTE RIQUALIFICAZIONE DELLA SPESA DESTINATA ALLA NON    AUTOSUFFICIENZA

Sia quella a (carico del fondo sanitario nazionale sia quella a carico del fondo  delle politiche sociali) serve per il miglioramento degli standards delle rsa e della domiciliarita’ che vanno sostenute attraverso una fiscalita’ di favore per le famiglie.

Va valutata, visto l’andamento esponenziale dell’invecchiamento, la possibile introduzione di un sistema di contenuta mutualita’ per reggere il peso dei costi. La non autosufficienza non  puo’ comportare indebitamento per le famiglie.