Per ricostruire la sinistra occorre partire dal socialismo

di Luigi Ferro – Presidente di Socialismo XXI |

La messa in liquidazione nel 1994 del P.S.I. pose fine all’esperienza politica del primo partito in Italia nato nel 1892. Senza indagare sulle cause che portarono alla fine del P.S.I., da allora nel nostro Paese è mancata una forza di ispirazione socialdemocratica. Ancora oggi valutando con attenzione gli schieramenti politici, ovviamente il centrosinistra, nessuna coalizione o nessuna forza politica è la diretta promanazione del socialismo democratico europeo.

Non lo è il PD che ha accantonato negli anni “la terza via” al socialismo scegliendo di correre verso il centro per rappresentare un nuovo ceto borghese per la crisi della classe operaia conseguenza della new economy.

Non è un caso che il PD oramai sia lontano anni luce dalle periferie della nostre città dimostrando la sua incapacità nel legare pezzi di società diversi tra loro, con interessi diversificati, cosa che riusciva molto efficacemente al P.S.I. Questo non significa solo una mancanza di cultura socialista, significa anche che le politiche degli ultimi anni, anche, e non solo, per il timore di trasformarsi in una forza socialdemocratica in Italia, messe in campo dal PD non appartengono di certo al mondo della sinistra. Basti pensare al taglio dei parlamentari e della democrazia, inseguendo quei populisti del M5S, e a tutto quello che recentemente è successo nel comporre l’elenco dei candidati, che avrà sicuramente degli strascichi.

Allo stato attuale il PD non rappresenta la sinistra nel nostro Paese e non basta dire semplicemente che il partito combatte contro le disuguaglianze sociali se poi sul fronte del lavoro e dello sviluppo, e delle tutele o dei diritti, le scelte operate rasentano l’iperliberismo. Non è un caso che l’elettorato PD sia più avanti negli anni, mentre i piu’ giovani preferiscono guardare ad  altre forze politiche, quasi sempre di centrodestra.

Non lo è neanche il Psi , o meglio quello che rimane in Italia del socialismo dal punto di vista istituzionale. Queste elezioni hanno cancellato di fatto la presenza, seppur sparuta, dei socialisti, i quali non si presenteranno nel proporzionale, certificando quel ruolo sempre più marginale nella società italiana. Anche il suo segretario nazionale n° 2 della lista “democratici e progressisti” rischia con molta probabilità di non farcela. Del resto, nel suo ultimo congresso il Psi si è guardato bene dall’invocare all’unità dei socialisti, invitando il segretario del PD Letta al solo fine di ottenere una candidatura non particolarmente blindata per Maraio, oggi unico plenipotenziario di ciò che resta del Psi nel nostro Paese.

Si può uscire da questo pantano politico-istituzionale?

Sicuramente occorrerebbe una modifica della legge elettorale in senso proporzionale con la doppia preferenza, per restituire identità e dignità alle forze politiche, ma altra cosa è ricostruire una sinistra in Italia di stampo socialdemocratico. In questi giorni ho letto diversi commenti, articoli, aventi ad oggetto l’assenza di un soggetto politico di ispirazione socialdemocratica. Questo è vero, ma quali le cause?

In parte le abbiamo già indicate ed affrontate, ma non basta. Innanzitutto sono i socialisti che dovrebbero per primi farsi sentire. Ma quali? Certamente non i furfanti o quelli che ritengono, perché ho letto anche questo, che si può essere socialisti anche in qualsivoglia formazione politica. Né con quelli che ritengono che il socialismo non tornerà mai più in Italia o che provano vergogna a definirsi tali.

Tutto questo è errato perché  ammettere la mancanza di una forza di ispirazione socialista nel nostro Paese cancella di fatto dette obiezioni.  E allora come procedere?

Unificare tutte le schegge socialiste è un lavoro difficile, complicato, non impossibile, ma occorre la buona volontà di tutti i soggetti, anche di quei soggetti che provengono da altre esperienze politiche, ma che hanno delle affinità con il mondo socialista. Anche il PD può recitare un ruolo importante, ma deve prevalere la sua anima socialista: o il PD avvia una fase costituente aprendo al variegato mondo socialista senza pregiudiziali, senza calcoli elettoralistici, senza alcun processo di fagocitazione, oppure la sua parte più socialdemocratica dovrà guardare necessariamente oltre il PD. Non può bastare un semplice esercizio dialettico di sdoganamento della parola ”socialismo” per risolvere ogni questione. O il semplice richiamo alla ricorrenza della nascita del  P.S.I., fondato nel 1892. O, peggio, a dichiarazioni di facciata.

Insomma, occorre avviare una costituente socialista con “chi ci sta”, formula concreta ed esaustiva, ed attraverso tavoli di concertazione costruire un soggetto politico unitario in Italia che si ispiri alla migliore tradizione socialdemocratica europea. Un socialismo moderno, riformista, europeo, autonomo, per ricostruire la sinistra in questo Paese che questo PD non rappresenta più , così come i tre  cespuglietti di SI, Verdi e Psi.

Attraverso il socialismo sarà possibile ricostruire una sinistra in Italia. Questa è la vera sfida. La vera alternativa politica che manca in questa campagna elettorale.

Vi è di piu’. Il socialismo che intendiamo costruire si fonda su alcuni principi ineludibili che costituiscono il Manifesto del Socialismo del Terzo Millennio:

partecipazione democratica; istruzione veramente inclusiva; sanità; lavoro, sviluppo e tutela ambientale; difesa dei diritti e lotta al precariato ed alle disuguaglianze sociali; previdenza;difesa della Costituizione; immigrazione; siccità; crisi alimentare; lotta ai cambiamenti climatici rispettando in primis gli Accordi di Parigi del 2015.

Il lavoro che tutti siamo chiamati a svolgere si muove in tale direzione. Costruire una alternativa socialista nel nostro Paese, dopo gli anni bui, sul modello  delle socialdemocrazie europee come il Portogallo, Spagna, la Svezia, la Finlandia e la Germania a dimostrazione che il socialismo “è vivo e vegeto”, e “non morto e sepolto” come qualcuno vorrebbe farci intendere. Possiamo avere in italia una esperienza simile, ma occorrono impegno e buona volonta’. E resilienza.

Un atto di fede. Laico, ovviamente.

Ma è l’unica via da percorrere, non abbiamo alternative:  ricostruire la sinistra in Italia attraverso il socialismo.

E se oggi, seppur timidamente, si parla di socialismo in questa fase elettorale, è evidente che esiste “una questione socialista nel nostro Paese” che investe tutta la cd. Sinistra o ciò che ne resta, con la quale, prima o poi, tutti dovranno confrontarsi.

A riprova della bontà della nostra missione.